Circhi glaciali – antichi ghiacciai

Impressionante è l’impronta che hanno lasciato i ghiacciai che hanno modellato le Dolomiti fino all’ultima glaciazione terminata 15.000 anni fa. Grazie all’elevato potere erosivo dovuto al trasporto di detrito nella massa glaciale e alle acque di disgelo fredde e particolarmente acide, sono state scavate tutte le principali valli (ad es. Valle Ansiei, Valle di Landro) che attraversano le Dolomiti e sono state scolpite poderose pareti che contradistinguono queste montagne nel panorama di tutti i gruppi montuosi circostanti. Anticamente i ghiacciai erano pedemontani e poi vallivi. Nelle fase di ritiro successive al Last Glacial Maximum (LGM) i ghiacciai non raggiungevano più la pedemontana né riempivano le valli principali ed erano confinati ai versanti. Presso le vette, dove la neve si accumulava e alimentava la massa glaciale, resistevano (come ancora oggi) grazie all’esposizione favorevole e all’assetto strutturale degli apparati glaciali cosiddetti di circo che erodevano la parte alta del versante e le spalle del monte, lasciando un catino circolare chiuso a valle dai cordoni morenici disposti circa paralleli alla parete a monte. Nelle prossime immagini, vedremo un paio di esempi molto suggestivi.

Il Circo delle Vette

Le Vette Feltrine sono un gruppo di monti che domina sulla bassa Val Belluna a nord di Feltre. Si tratta di un alto altipiano ondulato che oltre i 2000 metri presenta dei bellissimi prativi interrotti solo da ghiaioni presso le vette. Sotto al monte Pavione sul versante sud è presente un grande circo glaciale dalla meravigliosa forma ellittica. Ad oriente di questo se ne apre un altro ben conservato (presso Cima Dodici).

La sommità di queste montagne è costituita da un calcare molto puro sottilmente tratificato chiamato Maiolica che presenta inclinazione verso sud. La facile erobibilità unita alla giacitura favorevole all’accumulo delle nevi, ha influito sulla presenza dei ghiacciai su questo versante in questa posizione. L’esarazione glaciale si è spinta in profondità fino ad incontrare il più massiccio e dolomitizzato Gruppo dei Calcari Grigi che costituisce lo zoccolo sul quale si estende l’altopiano delle Vette Feltrine.

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Il Monte Pelmo

Inconfondibile all’orizzonte, in quanto montagna isolata e possente, il Monte Pelmo è una delle più caratteristiche montagne delle Dolomiti Orientali. La sua forma è dovuta ad un insieme di più caratteri strutturali: la giacitura degli strati è verso SE quindi, il versante sud con il circo glaciale, è a franapoggio mentre quello nord con la verticale parete nord, si trova a reggipoggio. Inoltre sul versante sud del monte Pelmo è presente una blanda sinclinale, con l’asse circa ovest-est. Dalla foto satellitare qui sotto è bello notare l’intersezione degli strati con la topografia.

L’intera montagna dalla vetta, fino ai 2500 m circa, è costituita dal membro inferiore dei Calcari Grigi, calcari in bancate di 2-3 m parzialmente dolomitizzati. Tale Formazione è soggetta a fenomeni carsici che si sviluppano fino ad oltre 200 m di profondità. Ne sono a testimonianza alcune cavità verticali e numerose sorgenti carsiche.

Il circo glaciale che si trova sul versante meridionale, si trova sospeso a fino ad una quota di circa 2250 m, quota alla quale si raccordava con il ghiacciaio principale della Valle del Boite. Il catino glaciale è chiuso ad est e ad ovest da due spalloni con una cresta piatta e piuttosto alta, oltre i 3000 m di quota. Questa caratteristica forma, che ricorda una sedia, ha favorito l’appellativo di “Caregon del Padreterno”.

Ad ovest del Pelmo propriamente detto, si apre uno stretto intaglio chiamato “La Fessura” che lo separa dal più basso monte Pelmetto. Tale forcella si è impostata lungo una linea di faglia ad alto angolo. Sul versante nord del Monte si apre un altro circo glaciale: quello di Val d’Arcia. Questo circo si sviluppa in prossimità di un’altra linea di faglia, un sovrascorrimento che alla base del monte rende più spessa la Dolomia Principale. Alla base della parete settentrionale del monte Pelmo, dove l’impluvio de la Fessura si apre sulla Val d’Arcia, sopravvive una massa di ghiaccio, sospesa sulla Val Fiorentina. Si tratta del glacionevato di Val d’Arcia che si sviluppa tra la morena della Piccola Età Glaciale e la parete del monte Pelmo ed è continuamente alimentato dalle valanghe che dalla parete scendono verso valle.

Durante un violento temporale avvenuto il 14 settembre 1994, una parte del detrito che ricopriva il glacionevato di Val d’Arcia, saturato dall’acqua, è scivolato verso valle dando origine ad una grande colata detritica che ha raggiunto la strada del Passo Staulanza.

Il Monte Pelmo, per quanto sopra descritto, racchiude in sé tutte le caratteristiche tipiche di montagna dolomitica e per la sua mole, e i fenomeni gravitativi che continuamente interessano i ghiaioni e le pareti, ne fanno una montagna rispettata dai valligiani e dagli alpinisti.

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