Deformazione tettonica nelle Dolomiti

Qualche giorno fa mi trovavo in cima al Col Rosà, nei pressi di Cortina, dopo aver salito la bella ferrata Ettore Bovero. Oltre al panorama sulla Tofana di Mezzo e di Dentro, il mio sguardo si è soffermato su una montagna ben più modesta ma parecchio interessante: la Croda di Vallon Bianco.

La base di questa montagna presenta una stratificazione regolare mentre da metà versante in su, gli strati della roccia sono deformati. Viene subito da pensare alla presenza di una superficie di discontinuità, principalmente tettonica, in grado di separare una parte praticamente indeformata da una deformata. Ma come giustificarla?

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La curiosità mi ha spinto, una volta arrivato a casa, di dare un’occhiata alla carta geologica e alla bibliografia.

Il foglio 029 alla scala 1:50.000 Cortina, conferma la presenza di un esteso sovrascorrimento che isola la cima della montagna dalla base. L’inclinazione di tale thrust (una faglia inversa a basso angolo) è verso est. Croda Vallon bianco è inoltre composta dalla Formazione, anzi Gruppo, dei Calcari Grigi, alternanza di calcari stromatolitici, organizzati in cicli di piana tidale, ben stratificati, talvolta con presenza di ooliti e brecce risalenti al Giurassico.

Secondo Doglioni C., (“Tectonics of the Dolomites (Souther alps, Northern Italy)”, Journal of Structural Geology, Vol. 9 No. 2, pp. 181-193, 1987) il thrust di Croda Vallon Bianco è riconducibile alla fase deformativa Meso Alpina: durante il Paleogene, l’area delle Dolomiti fu interessata da un processo compressivo orientato circa E-W dovuto all’orogenesi della catena Dinarica di cui le Dolomiti risentirono l’influenza nella parte più orientale.

Il risultato di questo evento, è l’apparente ispessimento di molte Formazioni e la vetta di alcune montagne che in Dolomiti presentano rocce molto più deformate di quelle sottostanti (ad es. Tofana di Mezzo, Piz Boè..).

I “lembi” di roccia che lungo questi thrust si sono innalzati scorrendo al di sopra delle rocce sottostanti, sono circoscritti da faglie tettoniche, e vengono chiamati “klippe”.

Anche le Dolomiti, pur essendo un gruppo montuoso conosciuto per la straordinaria successione di rocce sedimentarie continua dal Permiano al Giurassico, presenta delle fasi deformative avvenute però a bassa profondità nella crosta terreste che non hanno cancellato completamente il record fossilifero contenuto nelle rocce e stravolto la giacitura di alcune piattaforme carbonatiche delle quali ancor oggi è possibile osservarle con le geometrie di quando erano ancora “vive”.

Il segreto sta nella posizione di questo territorio che si travava lontano dal margine convergente Europa-Adria e della presenza di alcune Formazioni (Bellerophon, Calcari Grigi) che hanno funzionato da strati deboli e maggiormente deformabili di altri più rigidi che invece sono rimasti tali e quali.

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