Minerali delle Dolomiti

Rispetto alla bellezza dei paesaggi, alla notorietà come meta turistica, agli itinerari escursionistici e alle vie alpinistiche, le Dolomiti sono meno conosciute sotto l’aspetto geologico e in particolare delle specie mineralogiche che invece hanno contribuito a segnare una tappa importante negli studi storici della disciplina della Geologia. Agli inizi del XIX secolo la Valle di Fassa e l’Alpe di Siusi erano tra le località mineralogiche più conosciute a livello mondiale perché erano stati rinvenuti dei campioni di minerali scoperti da poco (le zeoliti), di eccezionale qualità e bellezza.

I siti dai quali provengono i campioni di minerale, si trovano spesso ad oltre 2000 metri di quota, in luoghi raggiungibili solo a piedi tramite ore di cammino su sentieri talvolta non ben segnalati. Tali località non sono siti estrattivi (cave, miniere) ma solo dei “buchi” aperti nella roccia oppure trincee scavate nel terreno dai collezionisti. Questo spiega quanto difficile sia il ritrovamento e l’estrazione, oltre che il trasporto a valle. Inoltre gran parte delle località si trovano in zone protette, quindi oggi non è più possibile ricercare minerali.

Oggi la maggior parte dei campioni di zeolite provengono dall’India dove i cristalli sono di maggiori dimensioni e sono più facilmente estraibili, tuttavia i campioni che provengono dalle Dolomiti rivestono un fascino particolare per le loro forme talvolta uniche, i loro colori e i loro ritrovamenti che avvengono in luoghi misteriosi e quasi inaccessibili. In questo articolo mostro alcune tipologie di minerali che provengono dalle Dolomiti tramite le foto che ho fatto ai minerali della mia collezione.

 

Nelle Dolomiti ci sono principalmente tre tipologie di località:

Minerali generati dal contatto con una massa magmatica: la variazione di temperatura indotta dalla presenza di masse di magma risalito nella crosta, provoca la cristallizzazione di nuovi minerali nella roccia: si va dai solfuri (pirite), agli ossidi (magnetite, ematite), a vari silicati (grossularia, vesuvianite, biotite).

Minerali di origine idrotermale generati dal movimento di acque saline calde che hanno trasportato e poi depositato una parte di sali all’interno di cavità nella roccia che hanno attraversato. Ci sono principalmente zeoliti (natrolite, analcime, cabasite) ma anche bei cristalli di calcite.

Minerali depositati successivamente ai processi sedimentari e di fossilizzazione: carbonati come ad esempio dolomite e aragonite.

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Dal contatto con il magma risalito dalla Terra

La località più famosa sono i monti Monzoni, una possente catena tra il Passo S. Pellegrino e la Val San Nicolò. Tale catena è un ammasso di rocce magmatiche. Gli studi effettuati per la prima volta su queste rocce hanno permesso di coniare a livello mondiale il termine monzonite. Più a sud, presso Predazzo, dove oggi si trova il monte Mùlat, era presente un enorme vulcano di cui oggi rimangono le rocce granitiche che costituivano l’antica caldera. Tali ammassi magmatici erano i principali centri eruttivi che alimentavano colate in un ambiente principalmente ambiente marino dove erano presenti barriere coralline ed atolli. Tali eventi magmatici sono importanti nella storia geologica della zona perché hanno interrotto la crescita di tali atolli e hanno riempito gran parte del mare abbassandone la profondità. A livello mineralogico, il magma portò nuovi elementi chimici e soprattutto calore. Questo mix ha arricchito la preesistente roccia calcarea di minerali stupendi e talvolta rari.

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Le scure rocce magmatiche dei Monti Monzoni a contatto con più chiare rocce riscaldate e arricchite di minerali. Foto dell’Autore.

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Fioriti dalla lava vulcanica

240 Milioni di anni fa, l’attuale area a nord dei monti Monzoni-Costabella comprendente la parte media della val di Fassa (Buffaure, il Ciampac), la Val Gares, la Val Pettorina fino arrivare all’Alpe di Siusi e alla Val Gardena era un fondale marino tappezzato da colate laviche. Da bocche eruttive sottomarine fuoriuscivano colate laviche che al contatto con l’acqua, davano origine a strutture bollose “a cuscino” talvolta cave all’interno. All’interno di queste cavità sono fioriti dei minerali particolari chiamate zeoliti (dal greco “zeo” bollire e “lithos” pietra). Esempi di questi minerali sono la natrolite in bei cristalli a forma di aghi rosa, l’heulandite, tavolette color rosso mattone, l’analcime in sferule rosate, la cabasite a forma rotondeggiante oppure di cubetto trasparente, la mesolite in sottilissimi aghetti che forma cuscini e la stilbite che forma covoni. Il sodio e il potassio che li costituiscono derivano da quel mare primordiale.

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Le lave bollose “a cuscino” del fondale marino delle Dolomiti di 240 milioni di anni fa. All’interno di queste cavità sono cresciuti cristalli di zeolite. Foto con l’Autore.

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Altri fenomeni hanno impreziosito le rocce

Tutto sulle Dolomiti è unico!

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Cristallo aghiforme di aragonite di 3mm cresciuto in una cavità nei pressi di Agordo (BL). Microfotografia 20X.

In un precedente articolo avevo parlato di bellissimi cristalli di calcite dalle forme eccezionali come quelle “a rosa” della Val Focobòn oppure gli enormi cristalli della caverna sul Sass de Roces. Per rileggere l’articolo, cliccare qui.

Ma non è finita qui! Nemmeno la fossilizzazione, cioè la trasformazione in pietra di antichi animali marini poteva essere ordinaria sulle Dolomiti. Infatti, le cavità lasciate dai gusci, dai coralli, dalle spugne si sono riempite di dolomite, un carbonato doppio di calcio e magnesio che ha reso ancora più preziose queste testimonianze del passato.

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Spugna fossile di oltre 200 milioni di anni fa ricoperta da cristalli di dolomite da Passo Alpe di Tires (BZ). Dimensioni 11x14x11 cm.

Il fenomeno della dolomitizzazione della roccia ha conferito una particolare porosità e colorazione. Infatti  queste proprietà hanno contribuito a rendere queste montagne ancora più straordinarie e noi possiamo ammirare tutta la loro magnificenza durante le nostre passeggiate.

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I tramonti delle Dolomiti sono eccezionali. Sciliar febbraio 2020.

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