Alla scoperta della granitica Cima d’Asta

Voglio proporre un’escursione che mi ha sorpreso sotto vari aspetti: ambienti ancora naturali che colpiscono per la loro asprezza e per l’imponenza dei monti; lunghe valli che celano laghi alpini e un passato geologico legato ad imponenti fenomeni magmatici e glaciali. Una cima, un lago, un granito: insieme Cima d’Asta.

Difficoltà: escursionistico (E). Escursionisti esperti per la salita alla cima (EE).

Dislivello: 1100 m in salita e in discesa; da aggiungere 400 m per la cima.

Tempi: 3.00 h fino al rifugio; 3.30 ore di discesa. Totale 6.30 h (Aggiungendo per la la cima altre 2.30 ore).

Partenza e arrivo: Malga Sorgazza m 1450, raggiungibile in auto da Pieve Tesino salendo la Val Malene per una strada asfaltata.

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Già dopo qualche decina di minuti dopo aver lasciato l’auto a Malga Sorgazza, salendo sul sentiero 327 verso il Rifugio Brentari, si viene sommersi da una natura prorompente: creste affilate, cascate d’acqua rigogliosa e rododendri in fiore.

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Passando sotto cresta Socede si resta impressionati da una parete di rocce scure che sembrano affettate come il formaggio da toast. Si tratta di rocce di origine magmatica, antichi graniti (monzograniti) di oltre 270 milioni di anni fa che durante il raffreddamento si sono fratturati. Queste fessure, ben conosciute dagli alpinisti che salgono queste pareti, vengono chiamate dai geologi “joint”.

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Campione di monzogranito di cima d’Asta.

Abbiamo appena conosciuto i graniti ma ora li dobbiamo toccare con mano: si salgono dei lastroni di granito aiutandosi un po’ con le mani per tenere l’equilibrio. Sono state lisciate da un antico ghiacciaio che 10.000 anni fa scendeva dalla conca nella quale si trova la nostra prima meta: il lago di cima d’Asta.

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Primula vischiosa lungo il tratto dei lastroni. Luglio 2019.

Lo stiamo aspettando da circa 3 ore e quando intravediamo lo specchio d’acqua (spesso ghiacciato) gridiamo: “ecco il lago!” e sopra di esso, ammiriamo la possente parete meridionale di Cima d’Asta. Le acque del lago occupano lo spazio lasciato dal bacino di alimentazione dell’antico ghiacciaio che aveva origine proprio qui. Proprio in questo punto la sua azione è stata maggiore e prolungata: il lago è profondo circa 40 metri!

A testimonianza della presenza del  ghiacciaio sono inoltre i massi lasciati durante il suo ritiro.

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Massi trasportati dal ghiacciaio in prossimità del rifugio Brentari.

Dopo una meritata sosta (oppure un pernottamento) nell’accogliente Rifugio Brentari, l’itinerario prosegue verso forcella del Passetto. Si cammina su un pietroso altopiano a circa 2500 m di quota che sembra sospeso tra realtà e finzione. Emergono da questo deserto d’alta quota, delle guglie rocciose affilate: sono Sasso Stretto e Sasso Largo, ma i nomi qui passano in secondo piano.

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Soldanella Piccola nei pressi di forcella del Passetto. Luglio 2019.

Immersi in un ambiente aspro, si sta attenti a seguire i segni rossi che indicano il sentiero. Tuttavia, anche un altro segno del passato geologico incuriosisce lo sguardo: si tratta di bande bianche che emergono dalla scura roccia granitica. Si tratta di filoni costituiti da un minerale bianco chiamato quarzo. Un secondo tipo di magma si è infiltrato nel granito dopo il raffreddamento sfruttando le fratture “joint”.

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Varcato la forcella del Passetto, il paesaggio cambia completamente: si abbandonano i deserti rocciosi e ci si lascia immergere da verdi pascoli d’alta quota. Si cammina sospesi sopra la Val Tolvà passando al di sotto della tondeggiante cima Campagnassa.

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Giunti presso la sommità del monte Coston, si torna ad affacciarsi sulla Val Malene. Il sentiero scende tenendosi alla sinistra di un torrente. Fiumi di pensieri scorrono nella mente ripassando tutti i panorami ammirati finora. Rinfrancati da una bella giornata nella natura, si torna a Malga Sorgazza.

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Schema degli aspetti geologici.

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