In Val d’Oten, sovrastati dalle Marmarole e l’Antelao

Nelle Dolomiti c’è una profonda valle che si incunea tra possenti montagne. Non è una valle trafficata, non ci sono centri abitati. Si tratta della Val d’Oten, un profondo solco vallivo scavato nei millenni dal ghiacciaio dell’Antelao e ora sospeso in un’atmosfera silenziosa e magica. E’ emozionante immergersi in un ambiente maestoso dove svettano cime possenti e selvagge. La mattina presto o nel tardo pomeriggio, la luce filtra delle alte creste rocciose e sul fondo del valle, ancora all’ombra, si ha l’impressione di essere abbracciati dai monti circostanti. Questa escursione inizia dal ristorante Pineta, dove termina la strada asfaltata proveniente da Calalzo e percorre tutta la valle fino al rifugio Galassi al cospetto del ghiacciaio dell’Antelao. Ultima tappa, la forcella Piccola che permette di affacciarsi sulla Valle del Boite.

Difficoltà: turistico fino a Capanna degli Alpini (T), per escursionisti fino a Forcella Piccola (E) con qualche tratto per escursionisti esperti all’interno della gola che permette di accedere alla cascata delle Pile (EE).

Dislivello: 1100 m in salita e discesa.

Tempi: 3.30 ore fino a forcella Piccola, compresa la cascata. Discesa per la Val d’Oten 2.00 ore, tot. 5.30 ore.

Partenza e arrivo: ristorante Pineta m 1044 a Calalzo di Cadore, località Praciadelan, Val d’Oten (BL).

Il ristorante Pineta si trova in località Praciadelan, al termine della strada asfaltata che sale da Calalzo di Cadore. Si segue la strada di sassi (indicazioni per il rifugio Galassi) inoltrandosi nel bosco.

La valle ha un profilo a “v”, il che significa che è stata scavata da fenomeni fluviali. Oltre una fascia di rilievi più bassi e boscosi, si scorgono le ardite creste rocciose della lunga catena delle Marmarole. Il termine Marmarole deriva dalla parola “risplendere”, legato alla costante presenza di neve, in particolare sul versante nord dove si trovavano 5 ghiacciai, oggi ritirati.

Si raggiunge il bivio per il rifugio Chiggiato, in cui il torrente Diassa, si getta nell’Oten. Da questo punto la valle cambia orientamento da NO-SE ad O-E. La strada di sassi, continua a seguire il corso del torrente sul lato idrografico sinistro, giungendo all’imbocco di un vallone chiuso da due aguzzi picchi rocciosi.

Stop 1: geometrie della Val d’Oten

Conoide di detriti a forma di ventaglio. Il detrito derivante dalle frane che si staccano delle pareti, vengono trasportati dalle acque di sorgente e meteoriche verso il fondo valle. Il regime di queste acque è però transitorio, per cui il materiale viene depositato a raggiera. Si può intuire il carattere effimero del torrente osservando come non ci sia un’unica incisione, ma ben due di cui una con presenza di grossi massi, movimentati da intensi eventi franosi simili alle colate di fango-detrito (debris-flow).

La valle si apre considerevolmente e si cammina in una distesa di ghiaie trasportate dal regime transitorio del torrente Oten che in questo tratto scorre nascosto al di sotto dello spesso strato di detriti permeabili. Risulta evidente l’assetto assimmetrico della Val Oten: più dolce sul versante S (idrografico destro) è molto più scosceso sul versante N (idrografico sinistro).

La Val Oten è una valle asimmetrica. Questa asimmetria è dovuta alla diversa giacitura degli strati rispetto al versante (franapoggio vs reggipoggio) e ad influenze di natura tettonica (presenza di faglie inverse (sovrascorrimenti) sul versante settentrionale.

Stop 2: eccezionali fenomeni gravitativi e di erosione

Poco prima di raggiungere il rifugio Capanna degli Alpini, si rimane impressionati, sulla sinistra, dalla presenza di un grigio versante che scende regolare, come tagliato con il coltello. Il monte Ciauderona, è composto da spessi strati di calcari di origine marina che sollevati durante la formazione delle Alpi, hanno costituito una “millefoglie” che in questo punto si sgretola, sotto la forza della gravità. Il calcare è compatto e resistente ma la sua stratificazione è una debolezza interna che predispone i blocchi a scivolare, fratturarsi e a cadere.

Deposito di frana di scivolamento/crollo sul versante idrografico destro, alla base del monte Ciauderona: la stratificazione della roccia è a franapoggio, il che la predispone a distacchi di materiale roccioso che si deposita alla base della parete, tipicamente con massi di maggiori dimensioni più a valle.

Nei pressi del rifugio Capanna degli Alpini si può assaporare, non solo il lato potente della natura ma anche quello più dolce: un bel prato ricopre la piana prima del bosco. Ad inizio estate è meravigliosamente ricco di specie floreali in fiore, colorate e rare come la “Scarpetta di Venere”.

Meglio non sostare troppo a lungo al rifugio: il cammino è ancora lungo e c’è ancora gran parte del dislivello da ricoprire fino al rifugio Galassi! Inoltre, sarebbe un peccato non fare una breve ma suggestiva deviazione alla Cascata delle Pile (30 minuti). Poco oltre il rifugio Capanna degli Alpini, un’indicazione per la cascata conduce in un profondo canyon. Ci si trova in un passaggio stretto tra alte pareti in cui ci si sente piccoli. La traccia sale su massi (attenzione) e un provvidenziale passaggio su tronchi di legno consente si salire su enormi massi che sbarrano il passaggio. Sembra di entrare nel cuore della montagna quando il canyon incredibilmente si apre, lasciando filtrare la luce. Si tratta di uno spazio non troppo esteso, perché poco oltre, canyon si chiude ancora e di fronte si resta estasiati dall’argentea doccia d’acqua della Cascata delle Pile. L’incisione torrentizia dell’Oten in questo tratto della Valle è antico, e risale a quando il ghiacciaio scendeva quasi a toccare il fondovalle con la sua lingua: la fredda acqua ricca di sabbie fini ha scavato in modo deciso questo tratto roccioso e ripido della valle.

Stop 3: storia dei ghiacciai dell’Antelao

Tornati con attenzione all’imbocco del canyon, si segue l’evidente sentiero per il rifugio Galassi. Si entra ora in un fitto bosco che si sale con larghe svolte. Ci si trova ad affrontare il gradino roccioso che separa l’alta valle di Oten dalla bassa valle. La sua origine è glaciale, legata alle fasi di ritiro successive alla massima espansione glaciale di 15.000 anni fa. La parte superiore è una valle sospesa, formatisi quando ormai il ghiacciaio dell’Antelao era un ghiacciaio di circo; la parte bassa, invece è stata scavata dal ghiacciaio vallivo che con maggior potenza percorreva la valle fino a congiungersi con il ghiacciaio del Piave. Giunti nei pressi di un dosso, la salita si fa meno ripida e il sentiero segue un tratto del torrente Oten, presente sulla destra. Da qui l’Antelao appare in tutta la sua imponenza, con il suo selvaggio versante settentrionale coperto solo da nude rocce, nevai e ghiaccio. Alla base della parete si scorge il Ghiacciaio Inferiore, una piatta distesa di ghiaccio grigio alimentato dai nevai che escono dai canaloni dove si accumula la neve. A sinistra la piatta cresta dove si apre forcella del Ghiacciaio da dove si affacciava una lingua secondaria del Ghiacciaio Superiore. Le due lingue erano in contratto (fino all’800) lungo l’evidente morena poco a destra della forcella (V. foto).

La testata della Val Oten con il versante settentrionale del monte Antelao e il Ghiacciaio Inferiore, alimentato dalle valanghe che scendono da canaloni, impostati su linee di faglia verticali. Sono evidenti le rocce lisciate dall’azione del ghiacciaio quando scendeva verso valle. A metà foto, il colle di detriti è una morena laterale del Ghiacciaio Inferiore recente (1450-1850). A sinistra di questa, scorreva una lingua secondaria, proveniente dal Ghiacciaio Superiore che superava Forcella del Ghiacciaio (fino al 1980). Sulla parte più a sinistra della foto, una morena frontale più antica relativa ad un apparato glaciale minore.

Dopo aver attraversato il torrente, si cammina sotto le possenti pareti di Cima Bastioni e Cima Scotter. Si torna quindi a salire a serpentine in una fascia caratterizzata dalla presenza di pini mughi. Vinto l’ultimo tratto scosceso, si raggiunge il rifugio Galassi.

Stop 4: forcella Piccola, un punto di osservazione da un bel prato fiorito

Consiglio di salire alla vicina forcella Piccola. In pochi passi la visione sull’Antelao cambia e si possono scorgere i piatti lastroni “La Bala” e “I Becet” dove sale la via normale. Colpiranno di sicuro la successione di strati, alcuni leggermente piegati, che fanno sembrare questo versante dell’Antelao, come le pagine di un libro chiuso. Il confronto con un libro non è proprio sbagliato perché in questo punto ci si trova in una zona fortemente interessata da fenomeni tettonici che durante la risalita delle montagne dal fondo del mare (orogenesi), ha portato a fenomeni di raccorciamento tramite fenomeni di piegamento e fagliazione. Notate inoltre la differente struttura e colorazione della roccia tra i due versanti della Forcella: da una parte (Cima Scotter) c’è la gialla Dolomia Principale, dall’altra (monte Antelao) i più scuri Calcari Grigi. Ci troviamo su una faglia?

Sul sentiero per Forcella Piccola, la fitta stratificazione rocciosa fa sembrare il monte, un libro chiuso.
Interpretazione geologica del panorama verso E da Forcella Piccola: è evidente la presenza di pieghe e faglie inverse, ripiche di una zona che ha subito raccorciamento durante la formazione delle montagne (orogenesi). In successione (dalla più recente): Calcari Grigi, Dolomia Principale, HKS (Formazione di Heiligkreuz), Formazione di S. Cassiano e Dolomia Cassiana, Vulcaniti.

Forse attirati dal bel paesaggio, dalla presenza dell’imponente Antelao e curiosi di sapere la geologia, vi siete già seduti sul bel prato di Forcella Piccola senza nemmeno scorgere le interessanti specie floreali che qui sbocciano! Beh devo dire che è un bel cuscino multicolore dove potersi stendere e rilassare!

Abbiamo salito una delle Valli più belle ed incontaminate delle Dolomiti, abbiamo scoperto il passato geologico recente ed antico, ammirato ghiacciai e cascate, osservato piccole e colorate specie floreali. Possiamo far ritorno a Praciadelan con qualcosa di nuovo nel cuore.

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