Tofana di Rozes: un giro per ammirarla e scoprirla

Le Dolomiti non sono un gruppo di montagne. Sono un gruppo di montagne straordinarie, ognuna con delle caratteristiche che la rendono unica e particolare. Le Tofane, che dominano a nord-ovest la conca ampezzana, sono un simbolo di questo territorio. Tofana di Rozes, di Mezzo e di Dentro, tre cime dalla forma piramidale che si ergono imponenti una affianco all’altra, dando origine ad una sorta di acropoli egizia. Sebbene siano vicine alla frequentatissima zona di Cortina, le Tofane, sanno regalare delle unicità da tutti i punti di vista: per la natura, la selvaggia e colorata Val Travenanzes; sul lato storico, il Col dei Bos e la galleria del Castelletto; per il lato geologico, la testimonianza dell’evento pluviale carnico e l’ambra delle Dolomiti.

Difficoltà: escursionistico (E). Itinerario lungo che richiede allenamento ed esperienza di montagna. Per non presentando difficoltà tecniche, la discesa dal rif. Giussani alla Val Travenanzes, richiede fermezza di piede ed attenzione.

Dislivello: 900 m in salita e discesa.

Tempi: salita al rifugio Giussani, 3 ore. Discesa in Val Travenanzes 1.30 ore. Risalita a Forcella Col dei Bos 1 ora e 15. Discesa al punto di partenza 45 minuti. Totale 6.30 ore (senza soste).

Partenza e arrivo: casa cantoniera m 1980 lungo la SS 48 delle Dolomiti tra Cortina d’Ampezzo e Passo Falzarego.

Salendo a Passo Falzarego, dopo aver superato l’abitato di Pocol e la stazione a valle della seggiovia per il rifugio Scoiattoli in località Bai de Dones, si incontra una casa cantoniera sulla destra con ampio parcheggio (m 1980). Questo è il nostro punto di partenza.

Dietro alla casa cantoniera, parte un evidente sentiero che si inoltra in un bel bosco (indicazioni per forc. col dei Bos – Rifugio Giussani). Già dopo aver fatto pochi passi, ci troviamo nel Parco Naturale Dolomiti d’Ampezzo che sancisce ulteriormente l’unicità e l’importanza dell’angolo di Dolomiti che andremo a visitare. Dopo circa 15 minuti, si raggiunge una strada di sassi che si segue sulla destra fino ad un bivio (2030 m).

Stop 1 – un insieme di atolli differenti

Rispetto alla partenza, il bosco si è diradato e tra le fronde degli abeti, si può scorgere la Tofana di Rozes con la verticale parete sud. Possiamo osservare una parete complessa, con fasce rocciose con colorazioni differenti: rosata-aranciata nella parte superiore, dove la pendenza è maggiore, e grigio-giallastra alla base dove la pendenza è minore. Sappiamo che la roccia che costituisce le Dolomiti si è originata nel Triassico, dall’attività di organismi biocostruttori che costituivano degli atolli tropicali. Ci troviamo di fronte a due atolli sovrapposti di età diversa: la piattaforma Cassiana alla base (colore grigio/giallastro) più antica (periodo Carnico) e la piattaforma della Dolomia Principale (colore rosato) che costituisce la cima, più recente (periodo Norico-Retico). Ma cosa è successo affinché una piattaforma morisse e ne venisse sostituita da un’altra? Quale evento ha bloccato l’attività degli organismi biocostruttori? E’ tutto raccontato dalla fascia di rocce detritiche e dai colori più accesi tra le due piattaforme e che tra poco vedremo.

Stop 2 – un eccezionale periodo di piogge cambia la vita nei mari

Dal bivio, seguiamo la strada di sassi che sulla sinistra sale verso forcella Col dei Bos. Si supera una breve galleria con una targa all’imbocco risalente al 1917, anno di costruzione della strada. Stiamo camminando su una strada risalente alla Prima Guerra Mondiale, utilizzata dagli italiani per rifornire le truppe stanziate sul Col dei Bos. Poco oltre, l’ambiente boschivo lascia il posto a praterie, ghiaie e rocce. Si raggiunge un bivio (quota 2160) per il rifugio Dibona, che si ignora.

Da qui è però molto interessante osservare il versante orientale del Col dei Bos: nella parte media ed inferiore del versante, si notano delle spesse bancate di dolomia giallastra inclinate verso sinistra, che nella parte superiore vengono sormontate da rocce fittamente stratificate quasi orizzontali. La roccia giallastra della parte inferiore, è Dolomia Cassiana originata dall’attività di organismi biocostruttori, nella parte superiore invece, si susseguono la formazione di Heiligkreuz e di Travenanzes che sono costituite da argilliti, evaporiti e areniti.

Un evento chiamato “Evento Pluviale Carnico” ha cambiato le condizioni di vita degli organismi della Piattaforma Cassiana che non potendo più sopravvivere, hanno interrotto la crescita del loro atollo. Un periodo pluviale umido ha portato un maggior dilavamento sulle terre emerse con entrata di maggiori detriti e sabbie nel mare tropicale che è andato progressivamente ad abbassarsi di profondità decretando la morte di alghe, spugne e coralli.

Continuiamo a seguire la strada che con un ultimo strappo, ci porta in prossimità di forcella Col dei Bos, dove incontriamo un bivio. Si abbandona il largo sentiero per seguire quello diretto al rifugio Giussani (n. 404). Si sale tra massi e detriti avendo di fronte l’imponente Tofana di Rozes. Colpiscono le colorate rocce verdi e rosse alla base della montagna: si tratta della formazione di Travenanzes al di sopra della quale si innalza la Dolomia Principale. Successivamente alla deposizione della formazione di Travenanzes, le condizioni tornarono di ambiente marino e un’enorme reef circondò l’allora continente per centinaia di km. Condizioni stabili durate per milioni di anni, hanno consentito la generazione di migliaia di metri di dolomia organogena. Sotto al sentiero, invece, possiamo osservare un gradino roccioso che invece, è costituito dalla Formazione di Heiligkreuz.

Seguiamo la base della parete, facendo attenzione a qualche punto dove il sentiero si fa più stretto. Oltrepassiamo il bivio per la nota via ferrata Lipella e camminiamo in una fascia ghiaiosa sospesa sulla Valle del Rio Falzarego. Sulla destra sarebbe molto bello il panorama sulle Cinque Torri, Nuvolau ed Averau, peccato che è rovinato dalla pista da sci che scende dal rifugio Scoiattoli, una vera autostrada nel bosco. Siamo ormai in vista del sottostante rifugio Dibona, raggiungibile in macchina, dove salgono la maggior parte delle persone dirette al Giussani. Ci avviciniamo al Vallon Tofana, un circo glaciale che si apre tra Tofana di Rozes e Tofana di Mezzo. Di fronte a noi si erge maestosa la lunga cresta meridionale della Tofana di Mezzo, costituita da numerose cime delle quali la più evidente è Punta Anna, a destra della sella del Bus de Tofana.

Stop 3 – enormi falde detritiche e torrioni di roccia

Nei pressi della teleferica del rifugio Giussani, sono molto evidenti le numerose falde detritiche che riempiono il catino del Vallon Tofana. Si tratta di detrito che provenendo dal disfacimento della roccia, si dispone a ventaglio alla base della parete, una volta uscito dai canaloni. E’ tipico osservare dei massi di dimensioni maggiori alla base e detrito più fine all’apice, perchè la gravità fa rotolare maggiormente i detriti più grossolani verso valle. Viene a formarsi una gradazione, una sorta di selezione per dimensione. Dove questi processi non sono attivi da tempo, la vegetazione comincia ad attecchire, rendendo stabile il terreno. Possiamo osservare la presenza di prateria primaria pioniera costituita da festuca paniculata.

Ci si congiunge alla carrareccia che sale dal rifugio Dibona (quota 2330). La si segue a sinistra rimontando il vallone. Si entra in un ambiente roccioso d’alta quota contraddistinto dalla presenza di torrioni di roccia particolarmente aguzzi ed isolati. L’influenza dell’attività delle faglie è qui particolarmente evidente: il loro movimento, ha fratturato la roccia in fasce particolari, isolando dei blocchi più integri. Dopo qualche ripida svolta, si giunge nei pressi dell’ex rifugio Cantore, tra massi di frana. Ci sono anche dei resti di baracche di pietra utilizzate come ricovero durante la Prima Guerra Mondiale. Ancora qualche minuto e appare il rifugio Giussani, addossato alla gialla parete occidentale di Punta Giovannina, quota 2580 m, punto più alto dell’escursione. La Tofana di Rozes che ammiravamo con l’imponente versante sud, qui mostra una gradinata rocciosa inclinata con lunghi serpentoni di escursionisti e trail runner intenti a salire e scendere veloci e baldanzosi.

Stop 4 – Il fragile equilibrio in alta montagna

Dietro al rifugio il sentiero 403 si fa strada tra massi e rocce nel largo catino roccioso del Masarè puntando verso NO. Si entra quasi subito in un esteso deposito di frana addossato alla base della parete occidentale della Tofana di Dentro. Alcuni blocchi sono stati scavati probabilmente durante la Prima Guerra Mondiale, per ricavare delle postazioni. L’immensa frana si è staccata probabilmente con il ritiro del locale ghiacciaio che occupava il catino del Masarè che stiamo percorrendo. Durante la fase di ritiro della massa glaciale, l’ammasso roccioso venendo a mancare di spinta, è franato. Nella parte più settentrionale della frana, alla base di un evidente canalone in roccia, staziona un nevaio, alimentato dalle valanghe che percorrono tale canalone. Le valanghe vengono alimentate dalla neve che staziona nella parte superiore della parete, meno acclive di quella inferiore. Notiamo infatti la parte superiore caratterizzata da roccia grigia e stratificata, e la parte inferiore con roccia giallastra e massiccia. Si tratta di due formazioni rocciose differenti, l’una costituita dai Calcari Grigi (parte superiore) l’altra dalla massiccia Dolomia Principale (parte inferiore).

La parete occidentale della Tofana di Mezzo vista dal deposito di frana tardi-glaciale lungo il sentiero 403.

Scendiamo in modo più deciso in un ambiente spettacolare, avendo di fronte un bel panorama sui monti Castello e Casale. Siamo sull’orlo del catino glaciale e troviamo una tabella dove a sinistra si stacca il sentiero per la ferrata del Minighel, che trascuriamo. Scendiamo via via più rapidamente a destra seguendo una sorta di larga cengia che taglia diagonalmente il basso versante del monte Nemesis. Il terreno è ghiaioso ma scosceso ed è agevolato da numerosi gradini ricavati con dei tronchi. Questo tratto caratterizzato da ripide ghiaie instabili e roccette necessita di piede fermo ed attenzione. Al termine della discesa, raggiungiamo un secondo bivio a circa quota 2000, dove a destra il sentiero continua a scendere in Val Travenanzes. Seguiamo la traccia a sinistra che risale la Val Travenanzes in direzione S. Scendiamo in un canalino nel quale sono stati ricavati degli scalini, e seguiamo il sentiero che taglia le ghiaie alla base della parete. L’ambiente è selvaggio e molto affascinante. Camminiamo in un gran canyon in silenzio attorniati da possenti pareti, quando di fronte si staglia una magnifica cascata, una doccia d’acqua che cade dalla verticale parete alla base del salto del Masarè. Occorre prestare attenzione alla traccia del sentiero: dopo aver attraversato il torrente, il sentiero sale su un dosso fino ad intercettare la traccia che porta all’attacco della ferrata del Minighel.

Stop 5 – I colori della Val Travenanzes

Il sentiero ci porta ora al centro della Valle, e torniamo a salire su ghiaie. Guardando all’indietro verso N, è molto evidente il profilo ad “U” della Valle che sta ad indicarci che qui scendeva una lingua glaciale. Sul versante opposto della valle affiorano estesamente le marne, le arenarie e i conglomerati multicolori della Formazione di Travenanzes. Più in alto incombono le svettanti cime Fanis, costituite dalla Dolomia Principale, impalcatura delle Dolomiti. Attorniati da un paesaggio da “Giurassic Park” arriviamo ad un bivio (quota 2100 circa) dove ignoriamo il sentiero per forc. Casale e Cason Travenanzes. Seguiamo quindi l’evidente traccia per forcella Col dei Bos. Risaliamo in una vallecola tra massi e ghiaie. In lontananza scorgiamo il piatto e grigio Col dei Bos a destra e il roccioso Castelletto. La Tofana di Rozes mostra l’articolata parete occidentale, sulla quale si sviluppa il tracciato della via ferrata Lipella. Con salita dolce ma costante, riguadagniamo quota. Il Castelletto man mano ci avviciniamo, assume la forma di una torre di roccia. Torniamo quindi alla verdeggiante e larga sella del Col dei Bos (2332 m) che ci permette di svalicare in Val Falzarego. Abbandoniamo quindi la Val Travenanzes che abbiamo salito nella parte superiore, tornando ad intercettare la carrareccia militare che avevamo percorso la mattina. Una volta scesi i tornanti ed aver passato la galleria, al bivio presso la curva a quota 2030, seguiamo le indicazioni per scendere nel bosco e raggiungere la sottostante SS48 delle Dolomiti.

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